Home Cultura e Eventi Poppi: La forma del cielo – mostra personale di Dina Cangi

Poppi: La forma del cielo – mostra personale di Dina Cangi

Prosegue la quarta edizione di Mappature – Geografie dell’arte contemporanea con La forma del cielo, mostra personale di Dina Cangi che attraversa oltre venticinque anni di ricerca pittorica in un viaggio circolare tra cielo, materia e immaginazione cosmica.

LA MOSTRA

Dal 1999 al 2025, le opere di Dina Cangi compongono un attraversamento.
Non una linea retta, non un’evoluzione scandita da tappe ordinate, ma un moto orbitale: un allontanarsi e un ritornare continuo, come fanno i pianeti, come fanno certi pensieri che impiegano anni per trovare di nuovo il proprio punto d’origine.

Le dieci opere in mostra costruiscono una traiettoria che parte dalla terra e lentamente se ne distacca. All’inizio ci sono i cieli: nuvole, aperture luminose, atmosfere osservate e trattenute come membrane vive.

Cangi guarda il paesaggio celeste come si guarda qualcosa che cambia continuamente forma senza mai smettere di appartenerci. Il cielo, nei suoi lavori, non è sfondo: è organismo, respiro, superficie emotiva.

Con il tempo quella materia si rarefà.
Le forme si allontanano dalla riconoscibilità e l’immagine sembra attraversare la stessa trasformazione della materia cosmica: condensarsi, esplodere, disperdersi.

Come se l’artista avesse seguito la luce fino al punto in cui smette di illuminare le cose conosciute e comincia invece a suggerire possibilità.

L’arrivo dei nuovi immaginari astronomici — fotografie spaziali sempre più nitide, galassie osservabili, corpi celesti restituiti alla percezione collettiva — non produce in Cangi un interesse documentaristico. Accade qualcosa di più vicino alla vertigine.

Lo spazio smette di essere distanza scientifica e diventa luogo mentale, territorio abitabile dall’immaginazione.

Le sue nebulose sembrano allora paesaggi interiori osservati da molto lontano.
I pianeti assumono la fragilità di cellule vive. Alcune opere ricordano esplosioni stellari, altre aperture organiche, iridi, ferite luminose, soglie.

Il macrocosmo e il microcosmo finiscono per assomigliarsi fino a confondersi, come se il corpo umano e l’universo condividessero la stessa grammatica invisibile.

Cangi ci accompagna così in un viaggio che ha qualcosa dell’esperienza del sonno, o della memoria: ci si allontana da ciò che è definito per entrare in uno spazio dove orientarsi non serve più davvero. Le coordinate scientifiche rimangono sullo sfondo, ma quello che emerge è soprattutto una percezione fisica del mistero.

Più le opere sembrano portarci lontano dalla terra, più ci restituiscono qualcosa di profondamente umano.
Perché l’ignoto, nei lavori di Dina Cangi, non è mai freddo o ostile: è il luogo in cui continuiamo a proiettare desideri, paure, domande antiche. È uno specchio nero in cui l’essere umano prova da sempre a riconoscersi.

Il percorso si chiude allora come si chiude un’orbita.
Il ritorno non coincide con il punto di partenza, ma con uno sguardo trasformato. Dopo avere attraversato cieli, distanze e materia cosmica, ciò che resta non è una risposta sull’universo, ma una nuova misura della meraviglia.

 
L’ARTISTA

Dina Cangi nasce ad Arezzo nel 1947, città nella quale vive e lavora ancora oggi. Nel corso della sua ricerca pittorica ha sviluppato un linguaggio personale sospeso tra osservazione e immaginazione, muovendosi liberamente tra figurazione e astrazione.

I cieli, la luce, i fenomeni atmosferici e, negli anni più recenti, le immagini del cosmo e dei corpi celesti diventano elementi centrali della sua pittura. Le sue opere nascono da uno sguardo attento sul reale, ma si trasformano progressivamente in spazi interiori, visioni sospese dove materia, colore e luce costruiscono paesaggi emotivi e mentali.

L’interesse per astronomia, antropologia e archeologia accompagna da tempo il suo lavoro, alimentando una ricerca che intreccia percezione, memoria e meraviglia. Nelle sue tele il cielo non è mai semplice sfondo o rappresentazione scientifica, ma un luogo di attraversamento, immaginazione e scoperta.

Nel corso della sua carriera ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, mantenendo sempre una ricerca coerente e in continua evoluzione.

29 maggio – 26 luglio 2026
Ex-chiesa di San Lorenzo, Piazza Bordoni 4, Poppi (AR)

Inaugurazione sabato 29 Maggio 2026, ore 17:00
Ingresso libero e gratuito tutti i giorni alle 9,00 alle 12,00 e dalle 14,00 alle 19,00
Con il patrocinio del Comune di Poppi e il contributo e la collaborazione di Albergo San Lorenzo e silviarossi | artgallery

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