mercoledì, Maggio 13, 2026

Bibbiena, al via Il Festival della Fotografia Italiana

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Dal 12 giugno al 6 settembre 2026, il Casentino ospita l’edizione 2026 del Festival della Fotografia Italiana, il principale appuntamento nazionale dedicato alla fotografia italiana e ai suoi autori.

Promosso da FIAF ETS – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche e realizzato con il contributo di Fondazione CR Firenze, il Festival conferma la propria vocazione: valorizzare il patrimonio fotografico italiano, mettere in relazione autori affermati e nuove generazioni, e costruire un programma capace di unire mostre, ricerca, formazione, produzione e divulgazione.

L’edizione 2026, dedicata al tema “Riti e Visioni. Tra spirituale e materiale”, pone al centro una riflessione ampia sulla spiritualità contemporanea e sulle forme attraverso cui il sacro continua ad attraversare il presente: nei riti collettivi e nei gesti individuali, nelle pratiche religiose e nelle sopravvivenze pagane, nella memoria, nel corpo, nella superstizione, nella ricerca di senso e nelle molte tensioni tra materia e trascendenza.

La scelta del tema si inserisce nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, una ricorrenza di rilievo nazionale che riporta al centro una delle figure più potenti dell’immaginario spirituale, culturale e civile italiano.

Il cuore espositivo dell’edizione sarà la grande mostra centrale “Corpo a Corpo. Visioni a confronto sul sacro”, curata da Denis Curti al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena.

Attorno a questo nucleo curatoriale si svilupperà un programma diffuso tra Bibbiena, Poppi e Pratovecchio Stia, con esposizioni, talk, letture portfolio, progetti dedicati ai giovani autori, percorsi di produzione fotografica, masterclass e iniziative nate dal dialogo con il territorio.

La Direzione Artistica del Festival della Fotografia Italiana è confermata anche per il 2026 a Denis Curti e Roberto Rossi, che proseguono il lavoro di definizione e sviluppo della visione culturale della manifestazione.

Il Festival si conferma oggi una piattaforma completa dedicata alla fotografia italiana, grazie a un modello che integra ricerca, produzione, formazione, editoria e valorizzazione del territorio, sostenuto da una rete permanente di luoghi e competenze che dal CIFA alla Galleria a Cielo Aperto rende il Casentino un laboratorio vivo di cultura fotografica.

LA MOSTRA CENTRALE: “CORPO A CORPO. VISIONI A CONFRONTO SUL SACRO”

Ogni anno, la mostra centrale del Festival rappresenta il nucleo più ambizioso e identitario della manifestazione: un progetto di grande respiro, costruito attraverso un impianto curatoriale forte, capace di trasformare il tema dell’edizione in un percorso critico e visivo complesso.

È una mostra corale e profondamente progettata, in cui opere, linguaggi e generazioni diverse vengono messi in relazione per produrre nuove letture sulla fotografia italiana e sul suo ruolo nel presente.

Per l’edizione 2026, “Corpo a Corpo. Visioni a confronto sul sacro”, ospitata al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena, traduce questa vocazione in un percorso espositivo intenso e stratificato, nel quale la fotografia italiana si confronta con una delle domande più radicali della rappresentazione: come dare immagine a ciò che, per sua natura, sfugge allo sguardo?

La mostra riunisce 21 autori e si articola in 10 confronti tematici, costruiti come campi di tensione tra visioni, epoche, linguaggi e posture dello sguardo. Ogni confronto apre un diverso accesso al tema del sacro contemporaneo: 

l’aspirazione al divino, il confine mobile tra sacro e profano, il corpo come luogo di rivelazione e autodeterminazione, l’ambiguità morale, l’espiazione, il paesaggio come spazio meditativo, la magia, la luce, il viaggio spirituale e la riemersione del mito.

Il percorso si apre con Ferdinando Scianna e Massimo Sestini, chiamati a misurarsi con la possibilità di avvicinarsi al divino attraverso due prospettive opposte:

la ritualità terrena e teatrale delle feste religiose siciliane da un lato, lo sguardo dall’alto, quasi onnisciente, sulla contemporaneità dall’altro.

Prosegue poi con il confronto a tre voci tra Bruno Cattani, Massimo Siragusa e Fabrizio Spucches, che attraversano il territorio fragile in cui devozione, voodoo, apparizioni, superstizione e messa in scena rivelano il bisogno umano di credere, interpretare e dare forma all’inspiegabile.

Il corpo diventa protagonista nei lavori di Valentino Giannini e Tarin, tra il silenzio dei confessionali e la rivendicazione del corpo femminile come spazio di consapevolezza, desiderio e libertà.

Con Fabiana Zanola e Attilio Solzi, invece, la mostra entra nelle zone più ambigue dell’esperienza morale: le sagrestie, gli spazi sottratti allo sguardo comune, l’assenza, le tracce e i margini sociali. 

Kicca Tommasi e Vito Sforza portano il tema dell’espiazione verso una dimensione più interiore, dove il corpo, la vulnerabilità e il confronto con la morte diventano strumenti di attraversamento spirituale.

La dimensione meditativa del paesaggio emerge nel confronto tra Pepi Merisio e Silvia Camporesi, tra vita popolare, valori contadini, luoghi sospesi e geografie mentali. 

Antonio Biasiucci e Teresa Bucca conducono invece lo spettatore nel territorio dei tributi votivi e della magia, dove oggetti, gesti e pratiche arcaiche diventano forme di relazione con l’ignoto.

Con Giovanni Chiaramonte e Alessia Rollo, la luce assume il valore di apparizione, memoria e processo mentale, capace di spostare il confine del visibile verso una dimensione emotiva e quasi sensoriale.

Il viaggio spirituale prende forma nelle opere di Tiziano Terzani e Amalia Violi, tra pellegrinaggio fisico, ricerca interiore, memoria familiare e immaginario affettivo.

A chiudere il percorso, Daniele Bondì ed Eleonora Paciullo riportano lo sguardo sulle orme del mito, rintracciando iconografie cristiane, presenze arcaiche, radici greche e ritualità sommerse che continuano a riaffiorare nel presente.

Attraverso questa struttura per confronti, “Corpo a Corpo. Visioni a confronto sul sacro” costruisce una mappa complessa del sacro contemporaneo: un mosaico di immagini in cui la fotografia diventa soglia tra documento e visione, materia e simbolo, esperienza individuale e memoria collettiva.

 

LE PROPOSTE DEL FESTIVAL: AUTORI ITALIANI IN DIALOGO CON IL TEMA 2026

Accanto alla mostra centrale, il Festival presenta la sezione “Proposte”, un percorso di mostre dedicate ad autori italiani chiamati ad ampliare e articolare il tema dell’edizione 2026 attraverso ricerche autonome, ma profondamente legate alla riflessione sulla spiritualità contemporanea.

Tra i protagonisti di questa sezione figurano Michele Borzoni, con un’indagine sulle comunità cristiane in Medio Oriente; Giulio Di Sturco, che attraverso il suo lavoro sul Gange intreccia trasformazione ambientale, memoria culturale e dimensione sacrale del paesaggio; 

Ivo Saglietti, con un racconto dedicato a Deir Mar Musa, antico monastero siro-antiocheno e luogo di dialogo interreligioso tra cristianesimo e islam; Fausto Podavini, che esplora il cristianesimo ortodosso etiope come architettura spirituale, sociale e comunitaria;

Nausicaa Giulia Bianchi, che porta al Festival una ricerca sulle donne prete cattoliche e sul rapporto tra vocazione, corpo, istituzione e disobbedienza.

A questi sguardi si affiancano percorsi che spostano il tema verso territori simbolici e antropologici differenti:

 Carlo Bevilacqua, con un reportage dedicato ai moderni eremiti e alla loro scelta radicale di silenzio, isolamento e ricerca spirituale; 

Valeria Gradizzi, che in racconta un universo femminile attraversato da pratiche neo-sciamaniche, sacralizzazione della natura, centralità del corpo e trasformazione personale; 

Paola Fiorini, con un lavoro che intreccia natura, mito e archetipo femminile; e Francesco Comello, che documenta una comunità spirituale in cui vita quotidiana, preghiera, educazione e isolamento costruiscono una forma radicale di appartenenza.

Nel loro insieme, le Proposte del Festival compongono una geografia del sacro contemporaneo che attraversa comunità, riti, credenze, paesaggi interiori e forme di resistenza spirituale.

La sezione amplia il percorso della mostra centrale e conferma una delle vocazioni più riconoscibili del Festival: costruire un dialogo vivo tra ricerca autoriale, temi culturali urgenti e luoghi.

 

L’ABITO FA IL MONACO: AL CASTELLO CONTI GUIDI LA MOSTRA SUL RELIGIOSO NEL CINEMA ITALIANO

Tra gli appuntamenti più attesi del Festival si conferma la mostra ospitata al Castello Conti Guidi di Poppi, sede che nelle ultime edizioni ha saputo esprimere in modo particolarmente efficace una delle vocazioni più riconoscibili della manifestazione:

mettere in dialogo la cultura fotografica con il territorio, trasformando luoghi storici e identitari del Casentino in spazi vivi di racconto, visione e approfondimento.

Per l’edizione 2026, il Castello accoglie “L’abito fa il monaco. Porporati e preti, suore e frati nel cinema e nella fiction italiani degli ultimi decenni”, mostra a cura di Antonio Maraldi dedicata alla rappresentazione di figure religiose nel cinema e nella serialità televisiva italiana.

Un percorso che attraversa immagini di scena, ritratti e set, restituendo la forza visiva di un immaginario che ha accompagnato generazioni di spettatori e che continua a interrogare il rapporto tra abito, ruolo, fede, potere, ironia e costruzione narrativa.

In coerenza con il tema dell’edizione, la mostra guarda alla figura del religioso come presenza culturale oltre che spirituale:

un corpo vestito di segni, un personaggio reale o immaginato, un archetipo capace di muoversi tra dramma e commedia, solennità e paradosso, devozione e rappresentazione popolare.

Dai papi mancati alle suore, dai preti di provincia ai cardinali, dai frati ai personaggi nati per il piccolo schermo, “L’abito fa il monaco” compone una galleria che mostra come il cinema e la fiction abbiano saputo trasformare l’immaginario religioso in materia narrativa, visiva e profondamente italiana.

La mostra è resa possibile anche grazie alla collaborazione di AFS – Autori della Fotografia di Scena, della Biblioteca Malatestiana e del Centro Cinema Città di Cesena, attraverso il fondo CliCiak.

GIOVANI AUTORI ED EDITORIA FOTOGRAFICA: LE MOSTRE NATE DALLE CALL

Nel percorso dell’edizione 2026 confluiscono anche le mostre nate dalle due call annuali del Festival, che danno forma a due direttrici centrali della sua identità:

 aprire spazi reali alle nuove generazioni della fotografia italiana e riconoscere nel libro fotografico uno dei luoghi più compiuti della ricerca autoriale.

Con Nuovi Sguardi, il Festival conferma il proprio impegno verso i giovani fotografi under 35, offrendo ai progetti selezionati una vetrina autorevole all’interno del programma ufficiale e un’occasione concreta di confronto con pubblico, curatori e professionisti.

Il percorso espositivo accoglierà inoltre una selezione di lavori provenienti da alcune tra le principali Accademie di Fotografia italiane, rafforzando il legame tra formazione, ricerca e nuova scena fotografica.

Con Percorsi – Dal progetto al libro fotografico, il Festival rinnova invece la propria attenzione all’editoria fotografica, accompagnando progetti già compiuti nella loro struttura autoriale verso una forma espositiva ed editoriale.

Il lavoro vincitore sarà pubblicato in un volume della collana monografica FIAF ed esposto nell’ambito del Festival, insieme ad altri progetti selezionati, confermando il ruolo della manifestazione come spazio in cui la fotografia italiana trova non solo visibilità, ma anche strumenti concreti di crescita, riconoscimento e continuità.

IL WEEKEND INAUGURALE E IL PROGRAMMA DEGLI EVENTI

L’edizione 2026 prenderà avvio con il weekend inaugurale del 12, 13 e 14 giugno, che concentrerà i principali momenti di apertura del Festival:

l’inaugurazione della mostra centrale al CIFA di Bibbiena, le inaugurazioni delle mostre diffuse a Poppi e Pratovecchio Stia, talk con autori e studiosi e la presentazione e premiazione delle call.

Tra gli appuntamenti più partecipativi del weekend, tornano anche le letture di Portfolio Italia in piazza, aperte a tutti: un’occasione di confronto diretto tra fotografi, lettori, professionisti e appassionati, pensata per rendere il Festival non solo un luogo di esposizione, ma anche uno spazio di relazione, formazione e crescita.

Tutti gli appuntamenti del Festival sono a ingresso gratuito.

Il Festival è sostenuto dalla Fondazione CR Firenze, tra i principali enti filantropici italiani impegnati nella promozione culturale, nella valorizzazione del territorio e nel sostegno alle nuove generazioni. Il contributo della Fondazione conferma il valore del progetto come strumento di crescita culturale e coesione sociale nel contesto toscano.

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