Una mostra fotografica in “piazzolina” (piazza Roma) dedicata allo storico presidente Daniele Senzi, il coinvolgimento dei commercianti e di numerosi gruppi di figuranti e artigiani per tornare indietro al lontano 1337 alla corte del conte Marco Tarlati, ma soprattutto l’essere riusciti a coniare il “grosso”, la moneta di cui all’interno dell’associazione si parla da anni e che stavolta ha preso forma, sono queste alcune delle novità di questa edizione 2025.
La storia narra che nel basso Medioevo, quando la città di Arezzo era libero Comune, per un breve periodo coniò una sua moneta in argento che riportava al dritto la croce patente e sul retro l’immagine di San Donato.
«La moneta cessò di esistere dopo la battaglia di Campaldino del 1289 che consegnò Arezzo al dominio dei guelfi fiorentini – spiega il presidente Brami – tuttavia ci piace tornare indietro a quando avevamo un nostro conio.
Chi verrà alla nostra manifestazione potrà scambiare gli euro con i “grossi” e spenderli nelle taverne aperte per l’occasione. Già adesso si può acquistare nei bar e nella tabaccheria del centro storico la moneta con la mappa per seguire la manifestazione al prezzo di 2,50 euro». Ma non finisce qui.
Nei giorni 1 e 2 marzo, di mattina, ritorna l’appuntamento con la visita dei palazzi storici e delle chiese del centro, che sempre tanto successo ha riscosso nelle precedenti edizioni: partenza alle ore 10.00 da piazza Tarlati.
Poi nel pomeriggio di sabato, dopo la “LudoMea”, ossia giochi per grandi e piccini in legno e corde che saranno in piazza Tarlati per il divertimento di tutti i partecipanti, alle ore 17.30 nella Sala delle bandiere del Municipio di Bibbiena è in programma la presentazione del libro “Sacre Ossa – Storie di reliquie, santi e pellegrini” dello storico Federico Canaccini.
“Se scorriamo l’elenco delle innumerevoli reliquie conservate nei nostri santuari e nelle nostre chiese, non possiamo trattenere lo stupore e l’ironia per una tipica testimonianza della superstizione e dell’oscurantismo medievale – si legge nella descrizione del libro – Ma se quello delle reliquie può apparire un mondo esclusivamente connesso con l’aspetto devozionale… esplorare le storie a loro legate ci conduce in un inedito mondo fatto di viaggi avventurosi, raggiri, contese teologiche, battaglie campali e rapporti di potere secolari”.
Domenica pomeriggio, prima del rapimento della popolana Bartolomea, dalle ore 15.00 sono in programma spettacoli con musici, sbandieratori, giullari, cori medievali, balli antichi e falconieri, per concludersi con il corteggio storico e il rapimento della Mea.
Infine alle ore 18:00 al Teatro Dovizi va in scena lo spettacolo “La fidanzata dello scheletro”, storia di Emma Perodi da cui pare sia nata proprio la leggenda bibbienese.
Infine martedì 4 marzo, dopo la restituzione della bella popolana ai fondaccini da parte del Conte Tarlati, in segno di riappacificazione, quando il “Campanone” batterà le 17.00, verrà dato fuoco al Bello Pomo, albero di ginepro simbolo di pace e prosperità, una tradizione secolare che risale al lontano 1337.
Nel Carnevale di Bibbiena, uno dei più antichi d’Italia, sono infatti presenti due anime: quella storica che rimanda alla manifestazione del “Bello Pomo” e quella leggendaria della Mea con i suoi contenuti narrativi (il rapimento, la rivalità tra i rioni, l’amore).
Uff. Stampa Comune di Bibbiena